Festone a punto "catenella" fai da te

domenica 29 maggio 2016

Ciao Chicchi e Chicche! Pronti per iniziare ad uncinettare?
Oggi vi insegno la base per ogni lavoro all’uncinetto: la catenella.



La catenella non è altro che una “catena” di anelli e rappresenta la base delle conoscenze uncinettose.
Il punto di pertenza per tappeti, cesti, collane, coperte e chi più ne ha più ne metta è la catenella! Se osservate un qualsiasi schema crochet, noterete che nel primo step è sempre menzionata la catenella.

Abbreviazioni
Nei pattern in inglese la catenella è abbreviata con |ch|.
In quelli italiani troverete scritto |cat|.
Negli schemi disegnati è rappresentata da un ovale. |0|

Come si fa?
È semplicissimo e a prova di imbranati.
Per prima cosa, assicuriamo il filo all’uncinetto con un nodo. Fatto?

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Ok allora proseguiamo passando il filo davanti all’uncinetto, proprio come nella foto qui sotto.

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A questo punto il nostro obiettivo è far uscire l’anello con il nodo dall’uncinetto, facendolo passare sopra la parte di filo che abbiamo passato sull’uncinetto. La parte di filo passata sull’uncinetto, però, non deve muoversi da lì mentre l’anello con il nodo le passa sopra!
No, non arrendetevi già da ora, non è difficile come sembra!
Allora, ricapitoliamo:
Step 1: nodo attorno all’uncinetto
Step 2: passare la parte di filo collegata al gomitolo (mi raccomando, non il lembo che esce dal nodo!) davanti all’uncinetto
Step 3: tirare delicatamente l’uncinetto verso il basso, fino a che l’uncino avrà agganciato il filo.

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Step 4: trascinare, aiutandosi con l’uncino, il filo passato sull’uncinetto all’interno dell’anello con il nodo.
Ora sull’uncinetto c’è un nuovo anello!

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Step 5: ricominciare dallo step 1!
Proprio così...



Arrivati a 5-6 catenelle, sul lavoro saranno evidenti delle V. Ogni V corrisponde ad una catenella, quindi, per calcolare quante catenelle (anelli) avete fatto, basterà contare le V.


Per farvi esercitare a contare e a creare degli anelli tutti uguali tra loro ho pensato ad un progettino fai da te che possa motivarvi a proseguire: un festone di spago e bandierine rettangolari di carta.
Io ho tagliato dei rettangolini 12x9 ed ho predisposto una pieghetta su una delle basi da 9cm alta circa 2,5cm.




Con il filato che preferite (io ho usato uno spago spesso abbinato ad un uncinetto n°6) montate una luuuuuuunga catenella. Io ho fatto 200 anelli.
Fatto ciò tagliate il filo connesso al gomitolo e fissate la parte finale della lunga catenella con un nodo. Ogni 20 anelli incollate una bandierina, chiudendo nella pieghetta la vostra catenella.
Et voilà, la ghirlanda è pronta! Minimal, economica ed in perfetto stile nordico.





 Spero di essere stata chiara. Se avete dubbi scrivetemi pure un commentino!





Da "farmhouse chair" a sgabello "brioso"

giovedì 26 maggio 2016

Passo dopo passo sto cercando di mettere insieme i pezzi e creare un ambiente accogliente nella casetta che abiteremo, riutilizzando i vecchi arredi dei miei “avi”. A proposito, avete già visto l’ultimo restyling?

Sui social vi avevo già mostrato i lavori in corso su un vecchio sgabello, trovato, nientepopodimenoche... nella “cantina delle meraviglie”.  


Sono sicura che questo sgabello fosse inizialmente una sedia, perché sulla seduta erano presenti dei fori, che sostenevano i pioli dello schienale (che perspicacia, eh? -.-). Dalle gambe, immagino che un tempo fosse una classica seduta da farmhouse americana. Ho cercato OVUNQUE ma non ci sono tracce del vecchio schienale (sarà finito nel camino). Così, ho deciso di considerare ufficialmete la ex sedia come un vero e proprio sgabello.
Dovrebbe risalire agli anni ’60. Solo lui sa quanti “didietro” ha visto in tutto questo tempo!


Grazie alle perfette condizioni strutturali, prima di passare a spennellare, ho solo dovuto chiudere i buchi sulla seduta. Ho utilizzato una spatola ed uno stucco per grandi aperture. Ho riempito di stucco ogni foro, abbondando con le quantità. Una volta asciutto, ho levigato tutta la superficie dello sgabello con della carta vetrata a grana fine.
A questo punto sono passata alla parte più divertente. Ho passato due mani di chalk paint color turchese e voilà!







 Ora affianca il padrone indiscusso della cucina (il tavolo vintage) conferendo a tutto l'ambiente un tocco di brio.


Mi raccomando Chicchi e Chicche, fatemi sapere cosa ne pensate di questo restyling! 

All about...fettuccia

domenica 22 maggio 2016

Credo sia giunto il momento di parlare di un tema che mi è molto a cuore: la fettuccia. Ricevo spessissimo vostre domande a riguardo, pertanto ho deciso di fare un po’ di chiarezza affrontando l’argomento.
Concedetemi un breve (si fa per dire) excursus storico sul mio rapporto con questo filato.
A giugno scrissi un post, uno dei primissimi post del blog, in cui vi raccontavo del trend crochet-knitting in ambito “home”. Da lì è partito tutto. Ho acquistato (come promesso alla fine di quel post) della fettuccia color cuoio ed un uncinetto n°12 (non sapevo ancora che quell’uncinetto era troppo grande per il filato che avevo a disposizione) ed ho iniziato dal nulla ad imparare il punto basso. You Tube è stato il mio primo maestro, ma osservare “Live” delle mani a lavoro è diverso. I miei dubbi sono stati chiariti dalla mia dolce mamma che di uncinetto se ne intende.
Dopo un po’ di esercizio, ho iniziato a ricevere richieste ed ho deciso di aprire uno shop su Al ittle market. Ho fatto milioni di errori prima di acquisire una certa “proprietà” dell’arnese. Ho sfasciato milioni di punti perché non mi convinceva il risultato finale. Ho regalato cestini e tappeti che non ritenevo perfetti, ma funzionali. Mi sono sentita Penelope per la maggior parte del tempo, ma so che gli sforzi sono serviti ad imparare almeno un decimo delle cose che ci sono da sapere sul crochet.
Eh si, perché con il crochet non si smette mai di imparare.
Ok mi fermo qui, altrimenti l’excursus andrebbe ad occupare più spazio del previsto.

Che cos’è la fettuccia?
La fettuccia è un filato che si ricava dagli scarti di produzione delle industrie tessili. Il tessuto “in eccesso” viene filato ed aggomitolato in bobine. Proprio per questo motivo in commercio ci sono bobine di fettuccia più o meno elastica, lucida o opaca, sottile o doppia, in jersey, felpata, bucherellata, di jeans, di tela, fiorata….. Insomma,  dipende dal tessuto da cui proviene il filato.




Dove si acquista la fettuccia?
La fettuccia è reperibile in tutte le mercerie ed in alcuni shop online come ad esempio La Coccinella. Il brand più popolare in commercio è indubbiamente Hooked Zpagetti. Prodotti di questo marchio sono reperibili sul sito ufficiale o su Opitec.
In alternativa, potete cercare la fettuccia nei mercati, nelle fiere di settore o nei negozi che vendono materiali per hobby creativi (talvolta anche da +iger).
Se avete vecchie t-shirts, leggings, tovaglie e tessuti vari potete ricavare da essi un filato originale ed unico!



Parliamo di qualità....
Una fettuccia di buona qualità si riconosce da:
-          Colore: se il tessuto è a tinta unita non deve presentare traccia di alcuna macchia o sfumatura di colori differenti rispetto a quello predominante, né in superficie, né all’interno.
-          Spessore: il “nastro” deve avere una larghezza costante in tutto il gomitolo. Non devono esserci assottigliamenti o inspessimenti “improvvisi” che andrebbero ad influire sull’effetto finale del lavoro e sulla sua resistenza nel tempo.
Se avete dubbi sulla qualità del prodotto che state acquistando, sollevate i primi giri del filo sulla bobina e sbirciate i giri all’interno.

Come si lavora?
La fettuccia è un filato come gli altri, pertanto può essere lavorata normalmente sia ai ferri, che all'uncinetto, che al telaio. L'importante è utilizzare utensili che si prestino alle dimensioni del filo. 
Per quanto riguarda il crochet, a seconda dello spessore della fettuccia si possono utilizzare uncinetti che vanno dal 6 al 12. 


Potete seguire i classici schemi per centrini, presine. sciarpe, maglie.......Otterrete solo un lavoro più grande!


Cosa ci si può realizzare?
La fettuccia è prevalentemente utilizzata per realizzare borse. Grazie alla sua resistenza ed elasticità si presta a sopportare i pesanti fardelli che noi donne ci portiamo dietro.
Tuttavia, come vi ho anticipato, ci si possono realizzare cesti, tappeti, sottotazze, presine, copertine e così via.


Su Pinterest...
Se cercate ispirazioni su Pinterest cercate anche i corrispondenti:
"Zpaghetti" o "Zpagetti" in inglese e "Trapillo" in spagnolo. In alternativa la chiamano anche "T-shirt yarn" o solo "T-yarn".

A proposito di ispirazioni....ho pensato ad una rubrica:

Ogni Lunedì, a partire da oggi, troverete ispirazioni, patterns, nuovi punti, workshop, eventi ed idee da copiare! 
Passa a trovarmi anche Lunedì prossimo!


Tropical Azard - home trend 2016

sabato 21 maggio 2016

In una giornata di sole e caldo viene voglia di sdraiarsi all'aperto a godere della primavera. Sfortunatamente, non tutte le case dispongono di un giardino o un terrazzo da vivere durante le stagioni più calde. Allora perchè non portare un po' di outdoor all'interno?


#GREEN TOUCH
Possiamo "osare" con un tocco tropical per richiamare l'idea di luoghi di vacanze e relax. Quando penso all'esotico, la prima cosa che vedo nel mio immaginario è la palma. 
Quindi sì al green mood: piante e fiori esotici per un’atmosfera da spiaggia bianca ed acqua cristallina.
Le piante che rispecchiano uno stile esotico che più si adattano a vivere all’interno sono l’afelandra (pianta zebra), la pianta del ragno, la pachira e dulcis in fundo, il cactus! (pss.! Se non hai il pollice verde puoi sempre sbizzarrirti creando cactus di carta!)
Perfetti in grandi vasi da terra o in piccoli contenitori da sistemare sulla consolle o sulla tavola. Il tocco di verde aggiunge luminosità, scalda l’ambiente e fa molto “outdoor”.
Abbondate pure con il verde, richiamando le tinte delle piante anche con home decor e mobili.



Un esempio? New entry in casa Varo, l’elegante Stella in polipropilene ha un design magnetico. In versione verde salvia è l’ideale per incarnare uno stile tropicale: l’intreccio dello schienale, oltre a ricordare una stella fa pensare a foglie.

Al contrario, attenti a non eccedere con un mix di colori caldi ed accesi (in questo caso vale il concetto “less is more”), che a lungo andare potrebbe risultare soffocante.  
#MATERIALI NATURALI DA OUTDOOR
I mobili per esterni più gettonati hanno linee minimal. Divanetti, tavolini da caffè e sedie pensati per essere outdoor non sono banditi dall’arredo indoor. L’importante è rispettare un mood ben definito ed inserire complementi di dimensioni giuste al posto giusto. Un tavolo da esterno può trovarsi in perfetta armonia con una cucina da interni. Che importa se quando l’avete acquistato era nel reparto “garden”?
Sì ai materiali naturali come teak, paglia, vimini e foglie intrecciate. Il look da isola è garantito.



Un esempio? ALSEDA, il poggiapiedi evergreen di IKEA, in foglie di banano, impilabile, da usare anche come coffee table (29,99€).

#MOTIVI ESOTICI
Diversi brand hanno optato per pattern esotici per le collezioni 2016.
Dal Salone del Mobile arrivano interessanti proposte che abbracciano l’esotico.



Marimekko va in scena con rami ondulati e fiori e frutti esotici che si ripetono nei motivi della collezione Tiara (in foto tessuto in cotone 43,00€/metro).



Wall&Decòr, lancia diverse carte da parati in stile tropical. La mia preferita è The Garden: un'esplosione floreale su un inaspettato sfondo nero. Sexy, raffinata ed un po' retrò.

Se anche voi volete aggiungere un tocco esotico al vostro nido, seguite gli #ashtag e poi lasciatemi curiosare mandando a federicadelborrello@gmail.com i risultati dei vostri tropical azard!

Restyling di un antipatico armadietto

Quando tre anni fa abbiamo smantellato casa per lasciar spazio agli “artigiani” (non mi piace chiamarli muratori o operai, sono nomi privi di verve) che avrebbero ristrutturato, la cucina era…terribile.
In circa due metri di parete c’erano fornelli, forno, una colonnina ed una serie di tre pensili tutti maledettamente in formica.
A questo punto mi sembra d’obbligo aprire una parentesi. Forse non vi ho mai parlato dell’odio repulsivo che nutro nei confronti della formica. Ciò che più mi indispone è l’impiallacciatura con le false venature del legno. Non si fa, non si spaccia una cosa per un’altra, non è corretto. Non ce l’ho con la formica solo per questo. Durante gli anni della guerra –e in quelli appena successivi- milioni di mobili in legno massello videro la loro fine divenendo legna da ardere affinché si facesse posto ai più moderni sostituti “fake”. Quanto spreco…
Quando qualche tempo fa ho portato via oggetti irrecuperabili (e fidatevi, se lo dico io che “#nonsibuttavianiente” lo erano sul serio) dalla cantina delle meraviglie, avevo messo nella lista nera anche un vecchio elemento della cucina, non perché fosse in cattivo stato. Semplicemente perché occupava spazio prezioso e, non da meno, era in formica.


Ho tentato di recuperare piedini e cerniere ma, con mia grande sorpresa, non ci sono riuscita (non si staccavano!). Forse ero solo stanca, forse era un segno. L’armadietto voleva ancora vivere.
Ho fatto un passo indietro e l’ho guardato bene. Mi faceva gli occhi dolci. Morale della favola, è rimasto con me.
Per rinnovare il suo aspetto datato ho staccato il piano superiore per sostituirlo con uno in legno “vero”, più sottile e che sporgesse meno dalla struttura. Ho rinforzato le giunture con dei chiodi e ho levigato per benino tutto il corpo.
Per il restyling ho scelto una vernice al gesso color azzurro polvere. L’ho stesa in due mani, senza applicare preventivamente cementite o altro tipo di aggrappante. 
Al momento di scegliere il piano, come mio solito, prima di passare dal falegname ho dato un’occhiata in giro, nella cantina ed in casa. Vi ricordate del tagliere per ammassare la pasta di cui vi ho parlato qui?


Era molto rovinato (mia nonna ci avrà preparato chili e chili di chitarrina), pertanto lo usavo solo come decorazione. La misura era perfetta per essere il nuovo piano dell’armadietto (a volte penso che era già tutto scritto).
 L’ho fissato con dei chiodi e trattato con un impregnante color castagno.


L’armadietto ora è in soggiorno. Non so ancora bene se utilizzarlo come mobile tv o all’ingresso. Voi che ne dite?










Pics by Federica Del Borrello(ChiccaCasa)


Branch decòr

domenica 15 maggio 2016

Sentire il contatto della natura è salutare. Accarezzare un cane, raccogliere i frutti dagli alberi o i fiori dai campi...Tutte queste semplicissime azioni riescono a regalare benessere e gioia a chiunque. Io stessa quando sono in campagna, dimentico problemi e preoccupazioni e sorrido di più.
La casa, per definizione, ha il compito di accogliere i suoi abitanti e farli sentire sereni e tranquilli. Per agevolare queste sensazioni basta aggiungere elementi naturali. Quanto cambia un tavolo se su di esso mettiamo un vaso di fiori?

Oggi ho pensato di parlarvi del branch-decòr: decorare casa con i rami. 
I vantaggi del branch decòr:
- costo 0: basta fare un giro in un bosco, un viale alberato, un uliveto, una campagna o una spiaggia e di certo non tornerete a casa a mani vuote!
- sostenibilità: non inquina e se vi annoiate di averlo in casa ed avete un camino si trasformerà in energia termica!
- originalità: il vostro ramo è unico e nessuno mai ne avrà uno identico al vostro!
I miei modi preferiti per dare un tocco natural ad un ambiente? Ve li racconto così...

















#cantinadellemeraviglie: nuovi vintage finds

mercoledì 11 maggio 2016

L'impulso di entrare nella cantina delle meraviglie e cercare oggetti da salvare è in costante crescita. Credevo di aver già scovato i pezzi più belli, ma in realtà il bello doveva ancora venire. Cercando di smontare da sola (donnina di 1,47 cm) un pensile di circa un metro e mezzo di lunghezza, non proprio definibile "leggero", dopo essermi schiacciata una mano, ho deciso di spostare delle assi di compensato che mi erano di intralcio nella manovra. Mi si è automaticamente aperto un mondo. La prima cosa è ho notato, dietro le assi, è stata una busta tanto usurata da essersi deteriorata. C'era dentro un setaccio tondo, da un affascinante cornice in legno scuro. Il setaccio veniva usato per separare i chicchi di grano dalla pula (la buccia dei chicchi). 





Le assi erano a terra, inclinate a ridosso di un tavolo. Sotto il tavolo ho notato una scatolina. L'ho tirata fuori e con mia immensa gioia ho visto un bauletto di legno, che conteneva vari oggetti arrugginiti come chiodi xl, ganci e una candela. Il fascino del manico, l'apertura frontale e il color fumo mi hanno stregata. Lo amo. 



Dulcis in fundo (in tutti i sensi) in uno dei pensili erano nascoste le vecchie forme che mia nonna usava a Pasqua per preparare la pupa, il cuore e la colomba, dolci in pasta nera che sono un must della tradizione abruzzese. Mi chiedo dove sia il cavallo. 





Ora li pulisco ben bene e poi.... dovrò decidere dove sistemarli. Stay tuned!

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